21 Dicembre 2011
CHIARIMENTI SUL DECRETO "SALVA ITALIA"

Il decreto “Salva Italia”
Era necessaria una nuova manovra? Era indispensabile per due motivi:
a) le manovre del governo Berlusconi avevano molti buchi e imperfezioni. Le modalità effettive con cui coprire il previsto contributo di 4, 16, 20 miliardi rispettivamente nel 2012, 2013, 2014 a carico della delega fiscale e assistenziale, oltre a previsioni di gettiti connessi alle misure anti evasione abbastanza aleatorie. Queste coperture ballerine, oltre alla carenza di misure strutturali, sono alla base del crollo di fiducia nei confronti dell’Italia da parte delle autorità europee;
b) per effetto della minore crescita economica e del drammatico aumento dei tassi d’interesse (spread), è stato necessario apportare un ulteriore aggiustamento pari a 1,3 punti di Pil.
Questa manovra è strutturale?
Indubbiamente sì, e anche per questo i suoi effetti sono percepiti come duri e dolorosi. Dal lato fiscale vengono: introdotti nuovi tributi, come l’Imposta municipale propria; ampliate le basi imponibili; aumentate le aliquote di imposte esistenti, come Iva e accise. Dal lato delle spese il passaggio al sistema contributivo pro rata per tutti completa in modo definitivo la riforma pensionistica avviata nel 1995.
Basterà questa manovra, saranno utili i sacrifici?
La tempesta della crisi coinvolge l’intera area dell’Euro. Per l’Italia, regina del debito e cenerentola della crescita, è inevitabile un aggiustamento che passi attraverso una fase di austerità e di riforme. La crisi ha però messo in evidenza la fragilità dell’intera costruzione europea. Per avere una politica economica comune è necessario innanzitutto avere un vero coordinamento delle politiche fiscali e di bilancio all’interno dell’eurozona. Ci si sta arrivando con molta fatica e troppa lentezza.
Le decisioni dell’ultimo vertice europeo tuttavia vanno nella giusta direzione, grazie anche alla nuova posizione assunta dall’Italia, che non è più nelle condizioni di subire le decisioni altrui, ma può esercitare con l’autorevolezza della nuova compagine governativa e del suo Presidente del Consiglio un ruolo di proposta e di mediazione.
E’ Monti che aumenta le tasse o le tasse sarebbero comunque aumentate?
Sarebbero aumentate di più e peggio. Berlusconi e il centro-destra piangono lacrime di coccodrillo per l’aumento delle tasse. Ma senza questa manovra, sarebbe scattata in automatico la “clausola di salvaguardia” scritta nella manovra di luglio: un taglio di 4, 16 e 20 miliardi nel 2012, 2013 e 2014 tramite il taglio delle agevolazioni fiscali. La maggior parte di questi regimi va a vantaggio delle famiglie con redditi bassi e medio bassi, soprattutto tramite il meccanismo delle detrazioni Irpef (per lavoro, carichi familiari, sanità, istruzione, ecc.). Monti, allora, aumenta le tasse in modo certamente più equo di come le tasse sarebbero aumentate in base a quanto previsto dalle manovre estive.
Perché solo più tasse, occorre anche ridurre la spesa!
La manovra aggredisce anche la spesa. Introduce alcune nuove regole importanti come messaggio politico (tetti alle retribuzioni dei dirigenti pubblici, regole per quelle dei manager delle aziende pubbliche, abolizione delle province), a cui si affiancano le riduzioni di spesa che dovranno essere fatte dagli organi costituzionali (Camere, Quirinale, ecc.). Ovviamente poi la manovra prevede riduzioni della spesa previdenziale. Adesso va continuato il lavoro di contenimento della spesa pubblica attraverso i costi e i fabbisogni standard e le spending review; va preso infine l’impegno che i proventi della lotta all’evasione (che questa manovra rafforza con alcune misure molto efficaci, come ad esempio la fine del segreto bancario ai fini fiscali) vadano nel corso del tempo impiegati per ridurre la pressione fiscale e non per inseguire la spesa.
Qualche tassa viene anche ridotta, per sostenere la crescita
a) detassazione del capitale investito nel patrimonio d’impresa
b) deducibilità dall’Ires della componente Irap legata al costo del lavoro, con un vantaggio aggiuntivo per gli occupati giovani e donne;
c) stabilizzazione permanente delle misure di incentivo fiscale per gli interventi di efficientamento energetico e di ristrutturazione (deducibilità al 36 per cento), e mantenimento per un anno del 55 per cento per l’efficientamento energetico.
L’impianto della manovra è coerente con l’obiettivo a medio termine di spostare la tassazione dai fattori produttivi (lavoro, impresa) alle “cose”, cioè a consumi e patrimoni.
Imposte patrimoniali: più 16 miliardi
L’Italia è in penultima posizione fra i paesi Ocse per il peso delle imposte sul patrimonio. La manovra introduce una rilevante correzione strutturale a questo dato, con un contributo delle nuove imposte patrimoniali pari a più di un punto di Pil. La correzione del sistema fiscale verso i patrimoni viaggia su cinque gambe, e la più importante è la nuova imposta municipale propria (Imu).
La nuova imposta municipale
L’Imu era già prevista dai decreti di attuazione del federalismo fiscale, ma viene anticipata al 2012 e ne viene estesa la base imponibile con l’ampliamento alla prima casa e l’aumento della valutazione delle rendite catastali. Non si poteva d'altra parte pensare di realizzare il federalismo senza dare autonomia impositiva ai Comuni come voleva fare il centro-destra.
Monti ha affrontato la questione con una significativa discontinuità e ha rafforzato l’autonomia tributaria dei comuni. Su questi tributi i comuni potranno esercitare un ampio margine di flessibilità tramite la variazione delle aliquote.
Per ridurre l’impatto sociale della nuova Imu sulla prima casa è prevista una robusta detrazione di 200 euro, che aumenta per due anni di 50 euro per ogni figlio fino al massimo di 400 euro. Ai comuni viene attribuito il gettito dell’Imu sulle prime case e la metà dell’Imu ordinaria; l’altra metà va allo stato sotto forma di sovraimposta erariale.
Le altre quattro patrimoniali
Accanto all’Imu vengono introdotte, o riformate:
a) l’imposta di bollo sulla detenzione di attività finanziarie, che si applica sui conti correnti con più di 5 mila euro di giacenza e sulle altre forme di detenzione di titoli;
b) l’imposta sui beni di lusso (auto di lusso, imbarcazioni, aerei);
c) l’imposta di bollo speciale annuale sui capitali scudati, che viene resa permanente e diventa così una sorta di “imposta sull’anonimato”. Si tratta di una proposta che il PD aveva avanzato fin da agosto e che il governo Monti mette in campo, con una soluzione innovativa che la rende permanente e non una tantum
d) l’imposta personale sul valore degli immobili e delle attività finanziarie detenute all’estero.
Lotta all’evasione: il bicchiere è pieno per ben più della metà
L’obbligo di comunicazione all’anagrafe tributaria da parte degli intermediari finanziari di tutte le movimentazioni sui conti correnti e sui conti titoli è una forte discontinuità. E’ rilevante anche l’obbligo di pagamenti elettronici sopra i mille euro e l’introduzione di conti corrente “di base” gratuiti. Viene poi introdotto un nuovo regime semplificato e agevolato per le ditte individuali, i professionisti e le microimprese, che prevede da un lato collegamento telematico e tracciabilità, dall’altro lato semplificazioni e agevolazioni.
A completamento della manovra fiscale, negli aggiustamenti apportati in Parlamento, è stata introdotta una significativa riforma delle attività di riscossione di Equitalia. Vengono anche migliorate, a vantaggio dei contribuenti, le condizioni di dilazione dei pagamenti. Insomma: prove generali di quel fisco “più amico” che Monti ha messo fra le priorità dell’azione di governo.
Perché dobbiamo salvare le banche?
La manovra Monti contiene la garanzia statale sulle obbligazioni bancarie, nonché la nuova Ace, che indirettamente beneficerà gli aumenti di capitale a cui le banche italiane saranno chiamate a breve. Su questo punto è necessario che una forza riformista e responsabile come il PD non dia spazio ad alcuna slabbratura populistica.
Non solo una crisi bancaria può avere effetti sociali devastanti (si pensi ai cittadini che hanno i loro soldi nei conti correnti oppure nei titoli emessi dalle banche), ma questi effetti sarebbero ancora più gravi in un paese come l’Italia, dove il principale canale di finanziamento delle imprese è quello bancario. In Italia le banche sono il principale finanziatore dell’attività d’impresa, e tramite questo canale hanno attratto a sostegno del sistema produttivo nazionale ingenti capitali, approvvigionandosi sui mercati interbancari europeo e internazionale.
E' necessario che il governo, tramite gli strumenti già esistenti, messi in campo con i provvedimento anti-crisi del 2008, ed eventualmente innovandoli e migliorandoli, e la Banca d’Italia, tramite i poteri di vigilanza, esercitino un costante monitoraggio affinché le misure di sostegno al sistema bancario si trasmettano a vantaggio (ovvero a minor svantaggio) delle imprese.



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